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La Piramide Rossa di Dahshur è la prima piramide geometricamente vera, a facce lisce, mai costruita, e la terza d’Egitto per dimensioni dopo Cheope e Chefren a Giza. Realizzata dal faraone Snefru intorno al 2590 a.C., fu la soluzione riuscita ai problemi strutturali incontrati nella costruzione della precedente Piramide Romboidale, sempre a Dahshur. Il nome moderno viene dalla tinta rossastra del nucleo di calcare oggi a vista, che con la luce bassa diventa un caldo color terracotta.
È alta centoquattro metri, con una base di duecentoventi metri per lato e un’inclinazione di quarantatré gradi: lo stesso angolo ridotto usato per la parte alta della Piramide Romboidale. L’interno è fra i più accessibili di tutte le grandi piramidi egiziane: un corridoio discendente di sessantadue metri porta a tre camere consecutive a volta aggettante, le ultime due delle quali superano i quindici metri d’altezza. Proprio qui la tecnica della volta aggettante raggiunge la scala più impressionante, ed è quella che i progettisti della piramide di Cheope avrebbero ereditato.
Dahshur nel complesso riceve molti meno visitatori di Giza, e la Piramide Rossa in particolare è quasi sempre poco affollata: è uno dei pochi posti in Egitto dove si entra nell’interno di una grande piramide senza fare coda e si può restare da soli nelle camere antiche.
La Piramide Rossa fu la terza e ultima piramide di Snefru, costruita dopo quella di Meidum e la Romboidale. Risolvendo i problemi di inclinazione e distribuzione dei carichi che avevano afflitto la Romboidale, Snefru fissò lo schema della piramide vera che il figlio Cheope avrebbe poi usato a Giza su scala maggiore. Il completamento riuscito della Rossa è uno degli sviluppi più importanti di tutta la storia dell’architettura egizia.
Gli scavi condotti da Rainer Stadelmann e dall’Istituto Archeologico Germanico negli anni Ottanta e Novanta hanno recuperato frammenti dei blocchi di rivestimento originali, confermando che la superficie esterna era in calcare bianco di Tura levigato e non nella pietra rossastra del nucleo che si vede oggi. Sul posto è stato recuperato anche un pyramidion, cioè la pietra di coronamento, in calcare bianco, oggi esposto vicino alla piramide.
Negli stessi scavi sono stati trovati resti scheletrici umani nella camera funeraria, ma se appartengano a Snefru o siano un’intrusione successiva resta irrisolto. La piramide non fu mai aperta in modo documentato prima dell’archeologia moderna: non esistono resoconti di età araba di un ingresso, a differenza di quanto avvenne per le piramidi di Giza.
Tre camere consecutive con soffitti a volta aggettante che superano i quindici metri: l’interno piramidale più impressionante visitabile in Egitto dopo la Grande Galleria di Cheope.
Un corridoio ripido di sessantadue metri, con pendenza di ventisette gradi e corrimano di legno, scende dalla faccia nord alla prima camera attraversando tutto il nucleo di calcare.
La pietra di coronamento in calcare bianco, ricomposta ed esposta vicino alla base, dà un’idea concreta di come dovevano apparire questi monumenti una volta finiti.
L’altopiano rialzato di Dahshur apre viste libere sui campi di piramidi a nord (Saqqara) e a sud, senza recinzioni né barriere fra un monumento e l’altro.

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