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Il Gebel al-Mawta, la «montagna dei morti», è una collina rocciosa al margine settentrionale del paese di Siwa che custodisce circa trecento tombe rupestri, dalla XXVI dinastia fino all’età greco-romana: è il sito funerario antico più importante di tutta l’oasi. Quattro tombe sono decorate e aperte al pubblico, con scene dipinte di cerimonie religiose, riti funerari e vita quotidiana che sono le uniche testimonianze di pittura tombale antica conservate a Siwa.
La collina è piccola e si gira in meno di un’ora: le tombe sono distribuite sul fianco roccioso a quote diverse, alcune raggiungibili da gradini intagliati nella roccia, altre con brevi arrampicate. Fra quelle decorate ci sono la tomba di Si-Amun, il cui soffitto porta vivaci scene dipinte di età saitica e greco-egizia; la tomba di Mesu-Isis, con la sua falsa porta dipinta e le scene di offerta; e la tomba del Coccodrillo, che prende il nome da un coccodrillo dipinto sulla parete.
Il Gebel al-Mawta ha anche uno strato di storia novecentesca: durante la campagna del Nord Africa, nella seconda guerra mondiale, i siwani usarono le tombe antiche come rifugi antiaerei durante i bombardamenti alleati e dell’Asse nel Deserto Occidentale. I racconti locali parlano di famiglie che vissero a lungo dentro le camere funerarie, e quell’uso è parte della memoria collettiva che circonda il sito.
Le tombe del Gebel al-Mawta risalgono soprattutto alla XXVI dinastia (periodo saitico, 664-525 a.C. circa) e poi all’età tolemaica e romana. Questo arco cronologico riflette la crescita di Siwa come centro religioso e amministrativo importante dall’Epoca Tarda in poi, in particolare da quando l’Oracolo di Amon cominciò ad attirare visitatori da tutto il Mediterraneo.
La tomba dipinta di Si-Amun è la più importante: una grande tomba privata appartenuta a un ricco mercante greco di età tolemaica che aveva adottato le pratiche religiose egizie. La decorazione lo mostra in abito funerario egizio mentre fa offerte davanti a Osiride, Anubi e altre divinità, mentre i suoi tratti e lo stile decorativo restano quelli della convenzione ellenistica. L’incontro fra identità greca e pratica religiosa egizia visibile nella tomba di Si-Amun è un perfetto microcosmo della sintesi culturale alessandrina che caratterizzò l’Egitto tolemaico.
L’uso delle tombe come rifugi durante la seconda guerra mondiale fu documentato dagli archeologi egiziani nel dopoguerra. Graffiti moderni, fuliggine di candela e in alcuni casi danni strutturali di quel periodo aggiungono uno strato inatteso a un sito già ricco di stratificazioni: le tombe che avevano ospitato i morti per l’eternità ospitarono brevemente i vivi durante la guerra più distruttiva della storia moderna.
La tomba decorata più bella del Gebel al-Mawta: un mercante greco di età tolemaica in abito funerario egizio, con pitture del soffitto che uniscono la convenzione artistica ellenistica a quella egizia.
Una piccola tomba con un coccodrillo dipinto sulla parete: uno dei motivi più insoliti fra le tombe siwane, e il segno della penetrazione dell’immaginario religioso della valle del Nilo fino all’oasi occidentale.
Dalle tombe più alte si abbraccia tutta la depressione di Siwa: palmeti, laghi salati, la fortezza di Shali e la scarpata desertica intorno, in un solo colpo d’occhio.
L’uso documentato delle tombe antiche come rifugi antiaerei: in più camere si vedono la fuliggine delle candele e le modifiche di quegli anni, una dimensione moderna inattesa dentro un sito antico.

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