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Il forte di Qaitbay è una fortezza mamelucca del Quattrocento sulla punta della penisola di Pharos, nel porto orientale di Alessandria: fu costruita dal sultano al-Ashraf Qaitbay fra il 1477 e il 1480 esattamente sul luogo — e con le pietre — dell’antico faro di Alessandria, il leggendario Pharos che fu una delle sette meraviglie del mondo antico. È uno dei monumenti più fotogenici d’Egitto: una fortezza medievale compatta e ben conservata, con torri merlate, un mastio centrale e mura di pietra che si alzano direttamente dal mare su tre lati, con il porto mediterraneo che si apre tutt’intorno.
Fu costruita come installazione difensiva a protezione del porto contro le incursioni navali ottomane, usando i blocchi di pietra del faro che una serie di terremoti aveva abbattuto fra il decimo e il quattordicesimo secolo. Le ricognizioni subacquee condotte dagli anni Novanta hanno confermato che sul fondale accanto al forte giacciono blocchi enormi, alcuni con geroglifici incisi che li identificano come obelischi e statue egizie riutilizzati nella costruzione del faro.
All’interno il forte ospita un piccolo museo navale e diverse sale che conservano elementi della costruzione mamelucca originale, compresa la moschea nel mastio centrale. Dalla terrazza del mastio si apre un panorama a trecentosessanta gradi sul porto orientale, sul Mediterraneo, sul porto occidentale e sulla penisola di Anfushi: probabilmente la migliore vista dall’alto di tutta Alessandria. La piazza e la passeggiata intorno sono fra gli spazi pubblici più animati della città, soprattutto nel tardo pomeriggio e la sera.
Il faro di Alessandria fu costruito sotto Tolomeo II Filadelfo, intorno al 280 a.C., sull’isola di Pharos, all’imbocco del porto. Le fonti antiche lo dicono alto fra i cento e i centoquaranta metri — fra le costruzioni più alte del mondo antico — e la sua luce, riflessa da specchi o prodotta da un fuoco aperto, era visibile alle navi fino a cinquanta chilometri di distanza. La parola «pharos» è passata in quasi tutte le lingue europee come termine per «faro».
Una serie di terremoti danneggiò progressivamente il faro fino ad abbatterlo, fra il decimo e il quattordicesimo secolo. Il viaggiatore arabo Ibn Battuta nel 1326 descrisse una struttura già in parte in rovina e pericolosa; nel 1480, quando Qaitbay avviò la costruzione del forte, il faro era del tutto scomparso. I suoi ingegneri inglobarono nelle mura la pietra caduta, compresi grandi blocchi di granito del fusto: è da lì che vengono le dimensioni fuori scala dei singoli blocchi visibili nei corsi bassi.
Il forte fu preso dalle truppe di Napoleone nel 1798, usato come installazione militare per tutta l’occupazione britannica e passato all’amministrazione civile egiziana dopo l’indipendenza. Un grande restauro di fine Novecento ne ha consolidato la struttura e aperto l’interno ai visitatori. La ricognizione subacquea del fondale condotta dall’archeologo francese Jean-Yves Empereur a partire dal 1994 ha individuato oltre duemila blocchi antichi entro cinquecento metri dal forte, fra cui obelischi, colonne e frammenti di statue del faro e di monumenti precedenti.
La fortezza merlata compatta che si alza dal mare su tre lati: la vista più fotografata di Alessandria, al suo meglio dalla passeggiata del porto, con il Mediterraneo dietro le torri.
Dalla terrazza del mastio si vede a trecentosessanta gradi il porto orientale, il Mediterraneo, il porto occidentale e la penisola di Anfushi: il miglior punto di osservazione elevato di Alessandria.
Nei corsi bassi delle mura ci sono blocchi antichi enormi provenienti dal faro distrutto: alcuni portano geroglifici incisi, che ne confermano l’origine egizia.
La piccola moschea nel mastio centrale, ancora usata per la preghiera, con il mihrab mamelucco originale: uno degli elementi più integri della costruzione del 1480.
Il museo all’interno del forte espone ancore, attrezzature navali e modelli sulla storia marittima di Alessandria, dall’età del faro al periodo moderno.
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