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Wadi al-Hitan — la Valle delle Balene — è un sito patrimonio dell’umanità UNESCO nel deserto del Fayyum, circa 150 km a sud-ovest del Cairo, e conserva la documentazione fossile più importante al mondo per capire l’evoluzione dei cetacei da mammiferi terrestri a creature interamente acquatiche. Sul fondo della valle affiorano gli scheletri di centinaia di Basilosaurus e Dorudon — antenati delle balene vissuti fra i trentasette e i quaranta milioni di anni fa, quando la zona era coperta dalle acque basse dell’antico mare della Tetide — compresi esemplari che conservano ancora le zampe posteriori vestigiali: la prova anatomica definitiva della loro origine terrestre.
Il sito si estende su un’ampia piana desertica di calcare e argillite chiari, erosi, dove gli scheletri sono messi a nudo dall’erosione eolica in corso: alcuni esemplari superano i diciotto metri, con vertebre, crani e ossa delle pinne ancora in connessione anatomica, esattamente come gli animali morirono e furono sepolti milioni di anni fa. Un sentiero di circa quattro chilometri passa fra gli esemplari più importanti, con pannelli che spiegano a ogni scheletro il significato evolutivo delle caratteristiche anatomiche visibili.
L’importanza scientifica — qui è stata trovata la prova definitiva di una delle transizioni più importanti della biologia evolutiva — unita alla facilità con cui si percorre a piedi un paesaggio straordinario fa di Wadi al-Hitan una delle mete più insolite e scientificamente rilevanti d’Egitto. Un museo in loco dà il contesto prima della camminata all’aperto.
Fra i trentasette e i quaranta milioni di anni fa Wadi al-Hitan era un braccio dell’antico mare della Tetide, un oceano tropicale caldo e poco profondo. Gli antenati delle balene i cui fossili si conservano qui — Basilosaurus e Dorudon — erano contemporanei: il Basilosaurus era un grande predatore serpentiforme lungo fra i diciotto e i ventun metri, il Dorudon una specie più piccola, delle dimensioni di un delfino. Entrambi erano interamente acquatici, ma conservavano zampe posteriori vestigiali: arti ridotti, non più utili al movimento, ma anatomicamente presenti come traccia dei loro antenati terrestri.
I fossili furono documentati scientificamente per la prima volta nel 1902 da Hugh Beadnell, del servizio geologico egiziano. Gli scavi estesi condotti da paleontologi egiziani e americani a partire dagli anni Ottanta hanno via via rivelato la scala e l’importanza del giacimento. La scoperta di un esemplare completo di Basilosaurus con le zampe posteriori è stata una delle acquisizioni paleontologiche più importanti del Novecento: la conferma fisica del passaggio dalla terra al mare che prima si poteva solo dedurre dall’anatomia comparata.
Il sito è patrimonio dell’umanità UNESCO dal 2005, riconosciuto come testimonianza fossile eccezionale di una fase decisiva della storia della vita sulla Terra. È gestito dall’Agenzia egiziana per gli affari ambientali, con un sentiero all’aperto, un piccolo museo e un centro visitatori.
Quattro chilometri di percorso segnato fra gli scheletri più importanti — crani, vertebre e ossa delle pinne in connessione anatomica sul fondo del deserto — con pannelli esplicativi a ogni esemplare.
Scheletri completi o quasi di Basilosaurus, l’antenato serpentiforme lungo fino a ventun metri, affioranti dal terreno: in alcuni si vedono le ossa delle zampe posteriori vestigiali che ne provano l’origine terrestre.
Scheletri più piccoli, delle dimensioni di un delfino, sparsi sul fondo della valle: in qualche caso conservati in coppie madre-cucciolo, il che suggerisce un comportamento di gruppo trentotto milioni di anni fa.
Il museo in loco dà il contesto scientifico sul significato evolutivo dei fossili prima della camminata all’aperto, con scheletri ricostruiti che mostrano l’anatomia degli arti posteriori.
La piana di calcare e argillite erosi con le ossa che emergono dal sedimento è un paesaggio unico: un deserto che è stato oceano tropicale, reso leggibile nella pietra.
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