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Il tempio di Amada è il più antico tempio egizio conservato in Nubia e uno dei migliori esempi di pittura parietale del Nuovo Regno rimasti in tutto l’Egitto. Costruito sulla riva occidentale di quello che oggi è il Lago Nasser, fu eretto durante i regni di Thutmose III e di Amenofi II, della XVIII dinastia, con aggiunte successive di Thutmose IV. Malgrado le dimensioni modeste, i rilievi e la decorazione dipinta dell’interno sono conservati in modo eccezionale: i pigmenti sono ancora vivi dopo oltre tremilaquattrocento anni.
Il tempio è dedicato congiuntamente ad Amon-Ra e a Ra-Horakhty. Sulle sue pareti si leggono due iscrizioni di grande valore storico: una stele che racconta la campagna militare di Amenofi II in Canaan e l’impalamento di sette principi cananei, e una seconda iscrizione di Merenptah che documenta come respinse un’invasione libica nel XIII secolo a.C. Insieme, questi testi fanno di Amada una fonte storica di prima mano sul Nuovo Regno.
Durante la campagna UNESCO di salvataggio della Nubia, negli anni Sessanta, Amada risultò troppo fragile per essere tagliato in blocchi. Fu quindi spostato intatto, su una piattaforma idraulica e un sistema di rotaie, per 2,6 km verso terreni più alti: un’impresa ingegneristica notevole quanto lo smontaggio di Abu Simbel.
I lavori ad Amada cominciarono sotto Thutmose III (1479-1425 a.C. circa), che fece del tempio un centro di culto nei territori nubiani dell’Egitto. Suo figlio Amenofi II completò il santuario interno e aggiunse le stele di campagna, storicamente importanti. Thutmose IV vi aggiunse più tardi un pronao, cioè una sala d’ingresso.
Durante il periodo amarniano gli agenti di Akhenaton cancellarono in tutto il tempio il nome e l’immagine di Amon. Finita quella fase, Sethi I fece restaurare con cura le figure scalpellate, riempiendo i vuoti con stucco: un intervento che conserva la composizione originale coprendo il danno, e che si vede chiaramente nella luce radente.
Lo spostamento di Amada, nel 1975, fu opera di una squadra francese che costruì attorno all’intero tempio una camicia di cemento armato e poi lo trasportò su un carrello idraulico su rotaia costruito apposta, a circa venti metri l’ora, per sessantacinque giorni. È un’operazione che resta unica nella storia della conservazione dei monumenti.
Le pareti interne conservano rilievi dipinti in rosso, giallo, blu e verde con una nitidezza che pochissimi templi del Nuovo Regno possono vantare: l’aria secca della Nubia li ha protetti in modo eccezionale.
Due stele incise raccontano la campagna di Amenofi II in Canaan e la vittoria di Merenptah sui libici: fanno di Amada una fonte testuale diretta sulla storia militare del Nuovo Regno.
Le zone volutamente scalpellate durante il regno di Akhenaton furono richiuse con stucco da Sethi I: si riconoscono come porzioni più chiare, sotto le quali si sono conservati i cartigli originali.

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