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Wadi el-Gemal è la più grande area protetta egiziana, terrestre e marina: copre circa 7.450 chilometri quadrati fra costa del Mar Rosso, montagne desertiche, wadi e acque prospicienti, lungo la costa meridionale fra Marsa Alam e Berenice. Istituito nel 2002, protegge uno degli ambienti costieri ecologicamente più vari e meno disturbati rimasti in Egitto: un’area dove le antiche piste minerarie egizie attraversano wadi intatti per arrivare a barriere coralline, foreste di mangrovie, spiagge di nidificazione delle tartarughe e ad alcune delle acque più ricche di biodiversità di tutto il Mar Rosso.
Il nome viene dal Wadi el-Gemal, la «valle dei cammelli»: un’ampia valle desertica che dalla costa risale verso le montagne del Deserto Orientale e che storicamente era una via carovaniera fra la valle del Nilo e il mare. Nella valle e nelle montagne intorno il parco protegge popolazioni importanti di stambecchi nubiani, gazzelle, volpi e uccelli migratori, insieme ad antiche miniere di smeraldo egizie, iscrizioni di età tolemaica e alle rovine di Berenice Trogloditica, città portuale romana al confine meridionale del parco.
Al largo, l’area marina protetta conserva alcuni dei sistemi corallini meglio preservati del Mar Rosso, con coralli duri e molli intatti, delfini, tartarughe, squali e l’intera gamma dei pesci di barriera. Nelle praterie di fanerogame vicino all’isola di Wadi el-Gemal si avvistano ogni tanto i dugonghi: una delle ultime popolazioni rimaste nel Mar Rosso egiziano.
L’area di Wadi el-Gemal ha avuto importanza economica fin dall’antichità. Gli antichi egizi sfruttavano miniere di smeraldo nelle montagne del Deserto Orientale visibili dal parco, con attività documentata dal Medio Regno all’età romana. Il porto tolemaico di Berenice, fondato da Tolomeo II Filadelfo nel 275 a.C. vicino al confine meridionale del parco, era il terminale principale delle piste carovaniere che collegavano la valle del Nilo al commercio del Mar Rosso con l’Arabia, l’India e l’Africa orientale.
Le acque prospicienti facevano parte della zona commerciale egizia del Mar Rosso: erano la rotta percorsa dalle flotte egizie verso il paese di Punt, documentata nei rilievi della spedizione di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Il paesaggio costiero è cambiato poco dall’antichità: le stesse mangrovie, le stesse barriere e le stesse spiagge di tartarughe che i marinai egizi avrebbero riconosciuto.
L’istituzione del parco, nel 2002, nacque dalla consapevolezza che lo sviluppo rapido del turismo sul Mar Rosso minacciava i valori ecologici eccezionali della costa meridionale. La gestione ha cercato un equilibrio fra accesso e conservazione: sono consentite immersioni, snorkeling, osservazione della fauna e visite ai siti storici in forma organizzata, mentre sono limitati lo sviluppo edilizio, la pesca e la guida fuoristrada non accompagnata.
Barriere coralline intatte con coralli duri e molli, squali, razze, delfini e tutta la gamma dei pesci del Mar Rosso: fra gli ambienti marini meno disturbati di tutta la costa egiziana.
Una piccola isola costiera con mangrovie, spiagge di nidificazione delle tartarughe e avvistamenti occasionali di dugonghi nelle praterie vicine: si raggiunge in barca dal punto di accesso costiero del parco.
Siti minerari faraonici e romani nelle montagne del Deserto Orientale, con iscrizioni, segni di attrezzi e gallerie, raggiungibili con escursioni guidate nella zona montuosa del parco.
Stambecchi nubiani, gazzelle e volpi nelle montagne; uccelli migratori lungo la costa; tartarughe marine al largo: una delle aree protette egiziane più ricche per l’osservazione naturalistica.
I resti archeologici dell’antico porto sul Mar Rosso, al margine meridionale del parco: fondazioni di templi, infrastrutture portuali e i detriti di duemila anni di commercio con l’Oceano Indiano.

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