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Il Fayyum è l’oasi più grande d’Egitto e la più vicina al Cairo: si trova circa 100 km a sud-ovest della capitale ed è collegato al Nilo dall’antico canale di Bahr Yusuf. A differenza delle vere oasi del Deserto Occidentale (Bahariya, Farafra, Dakhla, Kharga, Siwa), che sono depressioni isolate alimentate da falde sotterranee, il Fayyum è tecnicamente un bacino lacustre alimentato da acqua del Nilo deviata: per questo è l’oasi agricolamente più produttiva e la più densamente abitata. Al centro della depressione, il lago Qarun — l’antico lago Meride — è un grande specchio d’acqua salata un tempo molto più esteso, che nel Medio Regno i faraoni gestivano come bacino d’acqua dolce, e che oggi ospita uccelli migratori e comunità di pescatori.
L’oasi del Fayyum è conosciuta nel mondo antico soprattutto per gli straordinari ritratti del Fayyum: tavolette di legno dipinte inserite nelle bende delle mummie, che mostrano i volti di abitanti benestanti di età greco-romana con un realismo senza precedenti nell’arte antica. Prodotti fra il primo e il terzo secolo d.C., sono considerati i precursori diretti dell’icona bizantina e i primi esempi di ritrattistica nella tradizione artistica occidentale. Il British Museum, il Metropolitan Museum e il Museo Egizio del Cairo ne conservano collezioni importanti.
Oltre ai ritratti, il Fayyum conserva rovine di templi tolemaici e romani a Medinet Madi e a Qasr Qarun, le cascate di Wadi el-Rayan (le uniche naturali d’Egitto), i campi di fossili di Wadi al-Hitan, dove sono conservati scheletri interi di antenati estinti delle balene, e il villaggio di Tunis, capitale egiziana della ceramica.
Il Fayyum è un centro importante della civiltà egizia almeno dal Medio Regno (circa 2055-1650 a.C.), quando i faraoni della XII dinastia prosciugarono parte dell’antico lago Meride per ricavarne terra coltivabile e costruirono i loro complessi piramidali sulla riva — fra cui la piramide di Amenemhat III a Hawara, accanto al leggendario «Labirinto» che Erodoto descrisse come più complesso delle stesse piramidi.
In età tolemaica il Fayyum fu sviluppato in modo intensivo: coloni greci furono insediati sulle terre appena bonificate, furono fondate città greche e la regione divenne una delle zone agricole più prospere del mondo antico. Da quella prosperità nasce la tradizione dei ritratti: famiglie greco-egiziane benestanti commissionavano in vita un ritratto dipinto, che dopo la morte veniva fissato sul corpo mummificato.
Wadi al-Hitan, la «valle delle balene», iscritta fra i siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 2005, conserva i fossili di Basilosaurus e Dorudon: antenati delle balene di trentasette-quaranta milioni di anni fa, che avevano ancora le zampe posteriori nel passaggio dalla terra al mare. È la testimonianza fossile più importante al mondo sull’evoluzione dei cetacei, con oltre quattrocento scheletri conservati nel deserto.
Sito patrimonio UNESCO con oltre quattrocento scheletri di antenati delle balene affioranti dal deserto, fra cui esemplari di Basilosaurus con le zampe posteriori ancora visibili: il passaggio dalla terra al mare, scritto nella roccia.
Le uniche cascate naturali d’Egitto: l’acqua scavalca una soglia di arenaria fra due laghi desertici collegati, dentro una riserva popolata da uccelli migratori e gazzelle.
Le località greco-romane di Hawara, Karanis e Kom Aushim, dove furono scavate le celebri mummie con ritratto, con un museo in loco a Kom Aushim che ne espone alcuni insieme ai corredi.
Il grande lago salato al centro dell’oasi, rifugio per gli uccelli migratori e paesaggio di grande quiete, circondato da villaggi di pescatori che mantengono le tecniche tradizionali.
Il villaggio degli artigiani sulla riva meridionale del lago Qarun: si guarda lavorare la ceramica al tornio in uno stile che appartiene solo al Fayyum, e i laboratori sono aperti ai visitatori.
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