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Bahariya è una depressione fertile del Deserto Occidentale, circa 370 km a sud-ovest del Cairo, che si estende su circa duemila chilometri quadrati fra palmeti, sorgenti termali, rovine antiche e paesaggi desertici notevoli. È la più vicina al Cairo delle cinque grandi oasi del Deserto Occidentale, quindi la più accessibile e la più visitata; nonostante questo conserva un senso di lontananza vero e un paesaggio che non somiglia né alla valle del Nilo né alla costa mediterranea. Bahariya sta al margine settentrionale del Deserto Nero, un altopiano vulcanico la cui superficie è coperta di schegge di basalto scuro, e a sud confina con il più lontano Deserto Bianco.
Bahariya è conosciuta soprattutto per la Valle delle Mummie Dorate, la straordinaria necropoli greco-romana scoperta nel 1996, che potrebbe contenere fino a diecimila mummie dorate ed è considerata una delle scoperte archeologiche più importanti del Novecento. Al di là dell’archeologia, l’oasi è la base da cui si esplorano i paesaggi circostanti: il Deserto Nero, con le sue colline coniche vulcaniche che si alzano di colpo dalla piana di basalto; la Montagna di Cristallo, uno sperone pieno di quarzo a metà strada fra Bahariya e Farafra; e il Deserto Bianco, dove l’erosione eolica ha scavato nel gesso funghi giganti, archi e sculture astratte bianchissime che spuntano da una piana color crema.
Il centro principale, Bawiti, ha alberghi, ristoranti e agenzie che organizzano escursioni in fuoristrada nel deserto circostante. In diversi punti dell’oasi e nei dintorni ci sono sorgenti calde con vasche naturali, molto apprezzate da chi arriva dopo una lunga giornata di guida.
Bahariya è abitata almeno dall’Antico Regno, quando forniva vino, datteri e prodotti agricoli alla valle del Nilo. In egizio antico era chiamata «l’oasi del nord», per distinguerla dalle più lontane Farafra e Dakhla a sud. L’oasi conserva diversi monumenti faraonici, fra cui il Tempio di Alessandro Magno a Qaret Hilwa, uno dei soli quattro templi in Egitto costruiti a nome di Alessandro durante la sua vita o poco dopo.
In età greco-romana Bahariya divenne una regione agricola prospera, nota per la produzione di vino. La Valle delle Mummie Dorate, che risale a questo periodo, riflette proprio la ricchezza dell’élite dell’oasi, che poteva permettersi sepolture dorate elaborate. L’oasi conserva anche tombe di governatori della XXVI dinastia, decorate con scene di cerimonie religiose.
Fino al completamento della strada asfaltata dal Cairo, negli anni Settanta, l’oasi era in gran parte isolata, e ha conservato molto del suo carattere beduino e agricolo. La scoperta delle mummie dorate e la crescente popolarità del turismo nel Deserto Occidentale ne hanno fatto una meta ormai stabile, che resta però molto più autentica dei siti della valle del Nilo.
Il sito della straordinaria necropoli greco-romana: quattro camere funerarie aperte con le mummie dorate esposte sul posto, e altri reperti nel museo di Bawiti.
Un altopiano di basalto coperto di schegge di pietra scura, con colline coniche nere che si alzano dalla piana: un paesaggio del tutto diverso dal calcare chiaro e dalla sabbia del resto del deserto egiziano.
Formazioni di gesso scolpite dal vento che si alzano da una piana color crema in forme di fungo, archi e sagome organiche astratte: uno dei paesaggi più straordinari d’Africa, circa 45 km a sud di Bahariya.
Un arco di calcare pieno di quarzo, a metà strada fra Bahariya e Farafra: migliaia di cristalli incastonati nella roccia che catturano la luce in modo sorprendente.
Vasche naturali di acqua calda fra i 30 e i 40 gradi, nell’oasi e nel deserto intorno: il bagno all’aperto nell’acqua minerale dopo una giornata di fuoristrada è una delle cose più belle di Bahariya.

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