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Il Museo Gayer-Anderson occupa due palazzi cairoti del Seicento restaurati, addossati alla Moschea di Ibn Tulun, nel Cairo islamico: sono collegati da un ponte interno e insieme costituiscono uno dei migliori esempi rimasti di architettura domestica egiziana di età ottomana. Il museo prende il nome dal maggiore Robert Grenville Gayer-Anderson, ufficiale e medico britannico che vi abitò dal 1935 al 1942 e lo riempì di una collezione eclettica di antichità, oggetti decorativi islamici, reperti egizi e curiosità raccolte in decenni fra l’Egitto e il Medio Oriente.
Le due case — Bayt al-Kritliyya, del Seicento, e Bayt Amna bint Salim, del Settecento — conservano gli elementi architettonici originali: la qa’a, cioè la sala di ricevimento centrale con la fontana, le mashrabiyye di legno intagliato, i soffitti dipinti, i mobili intarsiati di madreperla, i tappeti persiani e una loggia sul tetto. Gayer-Anderson dispose la propria collezione stanza per stanza in modo da restituire l’impressione di una casa aristocratica ancora abitata, e il museo ha mantenuto questa qualità: gli oggetti stanno nel loro contesto, non dentro le vetrine.
La casa è diventata famosa nel mondo come set cinematografico: i suoi interni furono usati come covo del cattivo nel film di James Bond «La spia che mi amava», del 1977.
Bayt al-Kritliyya fu costruita nel 1632 per una famiglia di mercanti cairoti, con modifiche e ampliamenti nel Settecento. Il nome, «la cretese», si riferisce a una donna che secondo la tradizione vi abitò in un periodo successivo. La casa vicina di Amna bint Salim ha parti che risalgono al 1540, e questo la rende una delle strutture domestiche più antiche rimaste nel Cairo islamico.
Robert Grenville Gayer-Anderson (1881-1945) fu un ufficiale britannico che prestò servizio in Egitto in più periodi dai primi del Novecento. Sviluppò un interesse profondo per l’arte islamica e per le antichità egizie, e durante la sua residenza fece interventi importanti per restaurare e valorizzare gli interni tradizionali, sistemandovi la propria collezione. Prima di lasciare l’Egitto, nel 1942, donò la casa e tutto il contenuto allo stato egiziano, che la aprì al pubblico nello stesso anno.
La vicina Moschea di Ibn Tulun, dell’879, è la più antica moschea del Cairo conservata nella forma originale e una delle più antiche al mondo. La casa Gayer-Anderson condivide un muro con l’esterno della moschea, e dalla loggia sul tetto si guarda direttamente dentro il cortile: uno dei rapporti architettonici più intimi fra un edificio privato e un grande monumento in tutto il Cairo storico.
La sala di ricevimento principale, con la fontana di marmo al centro, il soffitto ligneo dipinto e i settori rialzati per sedersi tutt’intorno: il miglior interno domestico cairota tradizionale rimasto.
Gli schermi di legno intagliato in tutta la casa filtrano la luce negli ambienti e garantivano riservatezza: esempi straordinari del mestiere che ha definito l’architettura domestica islamica.
Una terrazza ombreggiata da cui si guarda direttamente nel cortile della Moschea di Ibn Tulun: uno dei punti di vista più privilegiati del Cairo storico.
Manoscritti persiani, metalli islamici, antichità egizie, tappeti anatolici e curiosità europee, disposti stanza per stanza come una collezione domestica personale.
Una camera nascosta a cui si accede da una porta dissimulata nella galleria superiore: da lì si osservava la qa’a sottostante attraverso le grate, secondo un uso tradizionale dell’architettura domestica islamica.
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