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Il Museo Imhotep è il museo di sito della necropoli di Saqqara: sorge vicino alla Piramide a Gradoni di Djoser e porta il nome dell’architetto e sapiente egizio che la progettò intorno al 2630 a.C. Aperto nel 2006, fu uno dei primi musei costruiti apposta in Egitto per tenere i ritrovamenti importanti nel luogo della scoperta invece di mandarli al Cairo: un modello che da allora ha influenzato la politica museale di tutto il paese.
La collezione si concentra sugli oggetti trovati a Saqqara negli scavi dal primo Novecento a oggi, compresi i ritrovamenti più recenti e più spettacolari: i cinquantanove sarcofagi lignei sigillati scoperti nel 2020, mummie dorate intatte dalle tombe a pozzo vicine, statue lignee scolpite, oggetti rituali in bronzo, corredi funerari dipinti e frammenti architettonici della Piramide a Gradoni. Le sale sono organizzate per temi: la storia di Saqqara come luogo di sepoltura, la figura di Imhotep e il lavoro archeologico ancora in corso.
Poiché Saqqara resta uno dei siti più attivamente scavati d’Egitto, con nuove scoperte annunciate quasi ogni anno, il Museo Imhotep occupa una posizione particolare: è il deposito vivo di uno scavo in corso. Fra gli oggetti esposti ci sono ritrovamenti di pochi anni prima di qualunque visita, una freschezza che i musei con collezioni storiche non possono avere.
Imhotep fu architetto capo, medico e visir del faraone Djoser, della III dinastia (2686-2613 a.C. circa). Gli si attribuisce non solo il progetto della Piramide a Gradoni, ma l’intero complesso cerimoniale intorno a essa: il primo grande progetto costruttivo in pietra della storia umana. In epoche successive fu divinizzato come dio della medicina e della sapienza, e i coloni greci lo identificarono con il loro Asclepio. Resta uno dei pochissimi uomini comuni della storia egiziana ad aver raggiunto lo statuto divino.
Intitolare a Imhotep il museo di Saqqara è insieme un omaggio all’antico sapiente e il riconoscimento dell’identità del sito come luogo in cui avvenne l’innovazione architettonica più rivoluzionaria della storia antica. L’edificio è una struttura moderna dal profilo basso, progettata per pesare il meno possibile sul paesaggio antico.
L’annuncio, nel 2020, della scoperta di cinquantanove sarcofagi lignei sigillati a Saqqara — fatto dal ministro delle Antichità Khaled el-Anany in una conferenza stampa dal sito — ebbe grande risonanza internazionale e alzò molto il profilo del museo come deposito di scoperte in corso.
Alcuni dei sarcofagi lignei dipinti provenienti dalla straordinaria scoperta del 2020, cioè cinquantanove casse sigillate e intatte: fra i sarcofagi di età tarda meglio conservati di qualunque museo egiziano.
Maschere di cartonnage dorato e mummie bendate dalle tombe a pozzo di Saqqara, esposte con un’illuminazione conservativa che restituisce la foglia d’oro e il dipinto.
Una sala dedicata all’architetto e medico divinizzato, con frammenti architettonici del complesso della Piramide a Gradoni e oggetti legati al suo culto successivo.
Ushabti in legno, vasi canopi, tavole d’offerta e oggetti rituali di più dinastie, che raccontano la varietà delle pratiche funerarie lungo i tremila anni di uso di Saqqara.

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