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Bayt al-Suhaymi è il miglior esempio rimasto di casa di un ricco mercante cairota di età ottomana: fu costruita in due fasi, nel 1648 e nel 1796, in una via laterale tranquilla che si apre da via al-Muizz, nel Cairo islamico. Prende il nome dallo sceicco Ahmed al-Suhaymi, che ne fu proprietario nell’Ottocento, e rappresenta il vertice dell’architettura domestica cairota tradizionale: un mondo di cortili ombrosi, finestre schermate da mashrabiyye, soffitti dipinti, fontane di marmo e sale di ricevimento riccamente arredate, che faceva da scena alla vita dell’élite mercantile e dotta del Cairo islamico.
La casa si organizza intorno a due cortili: la qa’a, cioè il cortile principale di ricevimento, con la fontana di marmo al centro e un giardino piantumato, e un secondo cortile più riservato, quello dell’harem, sul retro. Il vocabolario architettonico è quello classico della casa islamica: muri alti senza finestre verso l’esterno, perché la luce viene tutta dai cortili interni; mashrabiyye di legno che permettono di guardare la strada e di prendere aria senza essere visti; e una progressione dagli spazi pubblici a quelli semipubblici a quelli privati che riflette l’organizzazione sociale della casa cairota ottomana.
La casa è stata restaurata con cura dallo stato egiziano e viene usata di tanto in tanto per eventi culturali: il suo cortile è uno dei più belli del Cairo islamico ed è servito come set cinematografico e come sede di concerti e spettacoli teatrali. È una delle poche occasioni al Cairo di capire la logica spaziale di un complesso domestico ottomano completo, invece di stanze isolate in un museo.
La parte originale di Bayt al-Suhaymi fu costruita nel 1648 per Abu Bakr ibn Mustafa al-Dhahabi, giudice (qadi) presso la corte ottomana del Cairo. La casa fu ampliata e modificata nel 1796 da un proprietario successivo, e le due fasi si riconoscono in lievi differenze di stile fra i due cortili principali. Passò per diverse mani prima di arrivare alla famiglia Suhaymi, nell’Ottocento.
Sorgeva nel vicolo di Darb al-Asfar, una via residenziale che si apre da via al-Muizz e che all’epoca era uno degli indirizzi più prestigiosi del Cairo, vicino alla sede dell’amministrazione ottomana e alle grandi attività commerciali della città medievale. Il carattere del quartiere, enclave residenziale dell’élite dotta e mercantile del Cairo ottomano, si riflette nella scala e nella qualità della costruzione e della decorazione.
Lo stato egiziano acquisì la casa a metà Novecento e ne curò un restauro complessivo fra gli anni Ottanta e Novanta, che ne ha consolidato la struttura, restaurato le mashrabiyye e i soffitti dipinti e riarredato le stanze principali con oggetti d’epoca. La casa è compresa nel sito UNESCO del Cairo storico e riceve un flusso costante di visitatori, per i quali resta l’esempio più completo di interno domestico cairota di età ottomana accessibile al pubblico.
Il cortile centrale con la fontana di marmo, il giardino piantumato e la loggia intorno: il cuore sociale della casa mercantile ottomana e uno dei più bei cortili domestici del Cairo islamico.
Gli schermi di legno intagliato in tutta la casa — che filtrano la luce, danno ventilazione e permettono di osservare strada e cortili senza essere visti — sono esempi notevoli dell’artigianato cairota tradizionale.
Le sale di ricevimento al piano alto hanno soffitti lignei dipinti con motivi geometrici e floreali: un tratto caratteristico degli interni domestici d’élite del Cairo ottomano.
La sezione privata della casa, disposta intorno a un secondo cortile: la separazione degli spazi e il loro carattere architettonico raccontano l’organizzazione per generi della casa cairota tradizionale.
Packages travelling to Il Cairo, where Bayt al-Suhaymi is located.
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