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La Moschea di Ibn Tulun è la più antica moschea del Cairo ancora in piedi nella forma originale: fu costruita fra l’876 e l’879 da Ahmad ibn Tulun, il governatore abbaside che di fatto rese l’Egitto indipendente da Baghdad. Con il suo enorme recinto esterno, i portici in mattoni, il minareto a spirale e il grande cortile aperto, è anche la moschea più estesa del Cairo: un monumento di scala e semplicità straordinarie, agli antipodi delle moschee riccamente decorate di età mamelucca e ottomana. Proprio la sua austera bellezza geometrica la rende da sempre la preferita di architetti, storici e visitatori che trovano quella presenza sobria più convincente dei monumenti più ornati.
È costruita interamente in mattoni rossi con pannelli decorativi in stucco intagliato: una scelta di materiale insolita al Cairo, dove quasi tutte le moschee sono in calcare. Il cortile centrale, di novantadue metri per lato, è circondato su tre lati da portici a doppio arco in mattoni che poggiano su pilastri — non sulle colonne tipiche delle moschee precedenti — e ogni arco è decorato con motivi geometrici in stucco e fasce di testo coranico. Al centro del cortile sta il padiglione della fontana per le abluzioni, e a metà del muro nord-ovest si alza il minareto con la scala elicoidale esterna: un disegno che ha un solo parallelo, il celebre minareto Malwiyya della Grande Moschea di Samarra, in Iraq, capitale amministrativa di Ibn Tulun prima del Cairo.
La vicinanza al Museo Gayer-Anderson, ricavato nel muro di cinta esterno, rende naturale visitare i due siti insieme.
Ahmad ibn Tulun (835-884) era un comandante militare turco abbaside nominato governatore d’Egitto nell’868. Ampliò progressivamente la propria autorità fino a rendersi di fatto autonomo da Baghdad, fondando la dinastia tulunide che governò Egitto e Siria dall’868 al 905. Costruì una nuova città amministrativa, al-Qata’i, a nord dell’insediamento di Fustat, e la moschea ne fu la moschea congregazionale del venerdì, cioè il centro religioso del suo emirato indipendente.
Il progetto sarebbe stato guidato da un architetto cristiano della corte abbaside, e la tecnica costruttiva in mattoni fu importata dall’Iraq e non dall’Egitto: un riflesso della formazione culturale di Ibn Tulun nel cuore abbaside. Il minareto a spirale è in genere letto come un riferimento diretto al Malwiyya di Samarra, sede del califfato abbaside, come omaggio o come dichiarazione voluta di pari dignità.
Dopo il crollo della dinastia tulunide, nel 905, la città di al-Qata’i fu demolita, ma la moschea fu risparmiata: secondo la tradizione, in parte perché un califfo abbaside sognò che l’aveva costruita Noè. È sopravvissuta attraverso il periodo fatimide, ayyubide, mamelucco e ottomano con pochissime modifiche strutturali, e resta l’unico luogo del Cairo in cui il tessuto urbano del nono secolo sia ancora fisicamente leggibile.
Il minareto elicoidale con la scala esterna a spirale: l’unico del suo genere al Cairo, in riferimento al celebre Malwiyya della Grande Moschea di Samarra.
Un cortile aperto di novantadue metri per lato, circondato da portici a doppio arco in mattoni con pannelli in stucco intagliato: uno degli spazi antichi più serenamente proporzionati del Cairo.
I pilastri in mattoni che reggono i portici, decorati con motivi geometrici e floreali in stucco e fasce di iscrizioni coraniche, sono il vocabolario architettonico importato direttamente dall’Iraq abbaside.
La copertura del recinto esterno è percorribile e sta sopra il livello della strada: da lì si guardano i cortili della moschea e il quartiere storico di Sayyida Zeinab.
Packages travelling to Il Cairo, where Moschea di Ibn Tulun is located.
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