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Le tombe di Anfushi sono un gruppo di cinque camere funerarie scavate nella roccia di età tolemaica (III-II secolo a.C.), nella penisola di Anfushi, nella zona del porto occidentale di Alessandria. Ricavate nel banco calcareo sotto quello che oggi è un quartiere residenziale, furono riscoperte nel 1901 e sono uno degli esempi migliori di sintesi artistica egizio-greca in un contesto funerario alessandrino. Le camere sono disposte in due complessi collegati, ciascuno con un cortile centrale, ambienti laterali e pareti decorate.
Quello che distingue Anfushi dalla maggior parte dei siti funerari egizi è la decorazione dipinta. Le pareti sono coperte da finti marmi resi a pittura — una tecnica presa dalla tradizione decorativa ellenistica — accanto a motivi egizi: finte piastrelle di faience dipinte, fregi a colonne di loto, scene funerarie tratte dal Libro dei Morti. L’intreccio di queste due tradizioni visive in un unico spazio sotterraneo fa di Anfushi una delle testimonianze archeologiche più leggibili della fusione culturale che definì l’Alessandria tolemaica.
Le tombe non hanno la scala spettacolare delle catacombe di Kom el-Shoqafa, più a ovest, ma sotto molti aspetti sono più intime e più leggibili: la decorazione dipinta si raggiunge senza scendere in pozzi profondi, gli ambienti sono ben illuminati e l’accostamento fra elementi egizi e greci si vede direttamente, su pannelli dipinti adiacenti.
Le tombe di Anfushi furono costruite in età tolemaica, con ogni probabilità nel III o nel II secolo a.C., quando Alessandria era la capitale dell’Egitto e una delle più grandi città del Mediterraneo antico. Non si sa chi vi fosse sepolto: le tombe furono depredate già nell’antichità e nessuna iscrizione nomina i proprietari, ma la scala e la qualità della decorazione fanno pensare a famiglie alessandrine ricche, forse coloni greci che avevano adottato le usanze funerarie egizie mantenendo però il gusto estetico ellenistico.
Le tombe riflettono il clima culturale dell’Alessandria tolemaica, dove le tradizioni sacerdotali egizie convivevano con le scuole filosofiche greche e dove l’arte funeraria mescolava di frequente l’immaginario egizio dell’aldilà con il vocabolario decorativo ellenistico. I finti marmi dipinti, in particolare, hanno paralleli nella pittura tombale macedone coeva e suggeriscono che i decoratori conoscessero bene entrambe le tradizioni.
Il sito fu scavato e documentato all’inizio del Novecento. Resta uno dei monumenti antichi meno visitati di Alessandria, in parte perché si trova in un quartiere popolare e non sul percorso turistico fra la Corniche e le catacombe, in parte perché il suo ingresso modesto non lascia immaginare la qualità della decorazione che custodisce.
Pannelli parietali resi a pittura per simulare marmi colorati: una tecnica decorativa ellenistica applicata dentro una tomba egizia, che rende questo spazio sotterraneo visivamente unico.
Pannelli adiacenti mostrano finte piastrelle di faience e fregi a colonne di loto accanto a motivi architettonici ellenistici: una testimonianza diretta della fusione culturale tolemaica.
Ciascun complesso è organizzato intorno a un cortile a cielo aperto scavato nella roccia, con scale che scendono: una soluzione che dà allo spazio sotterraneo una luce e una varietà inattese.
Alcuni pannelli portano scene della letteratura funeraria egizia — la pesatura del cuore, il viaggio nell’aldilà — rese in uno stile che unisce la convenzione egizia alle proporzioni ellenistiche delle figure.

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