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La tomba di Ramses VI (KV9), nella Valle dei Re, è considerata da molti la tomba più riccamente decorata d’Egitto per densità e varietà di testi astronomici e religiosi. Scende per 83 metri nel calcare tebano lungo un unico asse, attraversando nove corridoi e camere le cui pareti e soffitti sono coperti da cima a fondo di testi dipinti e incisi tratti dal Libro dei Morti, dal Libro delle Porte, dal Libro delle Caverne, dal Libro della Terra e dall’Amduat: una biblioteca teologica completa, scolpita nella pietra per guidare e proteggere il re lungo le dodici ore della notte.
L’elemento più celebre di KV9 è il soffitto. Quello della camera funeraria porta due composizioni astronomiche speculari, una per lato, con la dea del cielo Nut inarcata sopra il mondo che inghiotte il sole al tramonto da un lato e lo partorisce all’alba dall’altro. Fra le due si svolge l’intero cammino notturno del sole, in uno dei programmi astronomici egizi più completi conservati in una tomba. I colori — blu profondo, oro, rosso e bianco — sono ancora vividi dopo più di 3.100 anni.
KV9 era nata come tomba di Ramses V (XX dinastia, intorno al 1145 a.C.) e fu ampliata e usurpata dal suo successore Ramses VI (1143-1136 a.C. circa), la cui mummia fu poi ritrovata nel nascondiglio reale di Deir el-Bahari. L’ingresso della tomba fu sepolto dai detriti già nell’antichità, e sopra di esso furono costruite le capanne degli operai: fu proprio questo, per un’ironia della storia, a proteggere per oltre tremila anni la vicina tomba di Tutankhamon (KV62).
La tomba fu iniziata per Ramses V, della XX dinastia, intorno al 1145 a.C., e fu poi presa dallo zio e successore Ramses VI, che la approfondì e la ampliò molto. Il programma decorativo comprende testi tratti da quasi tutte le grandi composizioni funerarie del Nuovo Regno, e fa di KV9 una summa enciclopedica di tutta la letteratura reale sull’aldilà accumulata nei trecento anni precedenti.
Nell’antichità la tomba era aperta e molto visitata da greci e romani, che lasciarono sulle pareti oltre mille graffiti: molti più che in qualunque altra tomba della Valle dei Re. I visitatori antichi la chiamavano «tomba di Memnone» e descrivevano con ammirazione le sue camere dipinte. Quei graffiti, incisi sulla decorazione, confermano paradossalmente che la tomba fu accessibile e celebrata per il suo apparato pittorico per tutta l’età classica.
Le capanne degli operai costruite sopra l’ingresso ne bloccarono l’accesso in epoche successive e ne nascosero la posizione. Howard Carter, che scavava negli anni Venti, all’inizio evitò di toccarle; quando finalmente lo fece, nel 1922, trovò proprio sotto di esse l’ingresso della tomba intatta di Tutankhamon (KV62). Una scoperta resa possibile dal fatto che la fama antica di KV9 aveva concentrato lì sopra le costruzioni successive.
La doppia composizione con la dea del cielo Nut — che inghiotte il sole al tramonto da un lato e lo partorisce all’alba dall’altro — dipinta in blu profondo e oro su tutta la volta.
Il secondo e il terzo corridoio portano le scene illustrate del Libro delle Porte, con il viaggio del dio sole attraverso le dodici ore della notte in registri fittissimi di divinità e serpenti.
Le insolite vignette ovali del Libro delle Caverne riempiono le pareti del quarto corridoio: un testo funerario meno comune, raramente conservato in forma così completa.
La quantità di decorazione dipinta — ogni superficie coperta di geroglifici e figure — non ha eguali fra le tombe visitabili della Valle dei Re.

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