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Il museo all’aperto di Menfi è un museo piccolo ma importante, in parte all’aperto e in parte coperto, allestito nel luogo dell’antica Menfi, prima capitale dell’Egitto unificato, nell’attuale villaggio di Mit Rahina, circa ventiquattro chilometri a sud del Cairo. Menfi fu fondata intorno al 3100 a.C. dal faraone Menes — tradizionalmente identificato con Narmer — dopo l’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto, e fu capitale politica e amministrativa per buona parte dell’Antico e del Medio Regno. Oggi della città antica non resta praticamente nulla in piedi, perché per millenni i suoi monumenti furono spogliati per ricavarne materiale da costruzione, ma il sito conserva alcune statue importanti e frammenti architettonici in un giardino all’aperto.
Il pezzo principale è un colosso in calcare di Ramses II, alto in origine circa tredici metri, oggi disteso orizzontalmente sotto una tettoia costruita apposta, perché la base e i piedi sono andati perduti. Anche steso, mostra la qualità straordinaria della sua superficie: il volto è uno dei più bei ritratti reali della XIX dinastia, con lineamenti lisci e idealizzati e un’espressione serena che ne ha fatto una delle immagini di Ramses II più riprodotte. Nel giardino c’è anche una sfinge di alabastro più piccola, della stessa epoca.
Intorno, il giardino raccoglie frammenti architettonici, basi di colonna, plinti di statue e blocchi scolpiti dai templi antichi di Menfi, che danno la misura di quello che sorgeva qui, anche se sopra il livello delle fondazioni è rimasto pochissimo.
Menfi fu fondata al vertice del delta del Nilo, nel punto strategico in cui la valle stretta dell’Alto Egitto si apre nella grande pianura alluvionale del Basso Egitto: una posizione di importanza economica e logistica assoluta. Il nome egizio antico, Ineb-hedj, «le mura bianche», si riferiva al palazzo fortificato; il nome «Menfi» usato dai greci deriva invece dal nome egizio del complesso piramidale di Pepi I a Saqqara, Men-nefer.
Menfi restò una delle città più importanti d’Egitto per tutta l’antichità, anche dopo l’ascesa di Tebe nel Nuovo Regno. Fu un grande centro amministrativo in età tarda e capitale invernale dei Tolomei. Alessandro Magno vi fu incoronato faraone nel 332 a.C., e la città continuò a essere abitata fino ai primi secoli islamici.
La distruzione sistematica cominciò in età islamica medievale, quando i monumenti in calcare furono usati come cava per costruire il Cairo e altre città. Nell’Ottocento non restava sostanzialmente nulla della città antica sopra il livello del suolo. Il colosso di Ramses II che si vede oggi fu individuato in parte sepolto nel 1820 e scavato da operai del posto: si voleva portarlo al British Museum, ma il progetto si rivelò tecnicamente impraticabile e la statua rimase dov’era.
Una statua reale di tredici metri distesa sotto una tettoia costruita apposta: il volto è considerato uno dei più bei ritratti reali rimasti della XIX dinastia.
Una sfinge di circa ottanta tonnellate ricavata da un solo blocco di alabastro, nel giardino aperto: una delle più grandi sculture in alabastro dell’antico Egitto.
Elementi architettonici, basi di colonna e blocchi scolpiti dai templi antichi di Menfi, disposti nel giardino: danno l’idea della scala monumentale che la città ebbe.

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