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La Piramide a Gradoni di Djoser, a Saqqara, è la più antica grande costruzione in pietra al mondo e precede di oltre sessant’anni le piramidi di Giza. Costruita intorno al 2630 a.C. sotto il faraone Djoser, della III dinastia, fu progettata dall’architetto reale Imhotep, il primo architetto della storia di cui conosciamo il nome. Si alza in sei gradoni disuguali fino a sessantadue metri ed è circondata da un elaborato complesso funerario pensato per riprodurre in pietra il palazzo reale.
La piramide nacque come mastaba a sommità piatta, secondo la tradizione, e Imhotep la ampliò altre quattro volte prima di arrivare alla forma a gradoni definitiva. Il passaggio dalla mastaba in mattoni crudi al calcare squadrato di grande formato fu una rivoluzione tecnica e concettuale: era la prima volta che una civiltà tentava una costruzione monumentale in pietra.
Il complesso è stato oggetto di un restauro durato quasi vent’anni e ha riaperto ai visitatori nel 2020. L’intervento ha consolidato le camere interne e ripristinato tratti del muro di cinta e degli edifici cerimoniali. Oggi si può entrare nel sistema di gallerie sotterranee e percorrere il cortile dell’Heb-Sed restaurato, che riproduceva il campo rituale usato per il giubileo del re.
Djoser fu il secondo faraone della III dinastia e il primo sovrano a commissionare una sepoltura piramidale. Il suo architetto Imhotep — poi divinizzato come dio della medicina e della sapienza — concepì la forma a gradoni sovrapponendo mastabe via via più piccole. Sotto la piramide si sviluppa una rete di pozzi e gallerie lunga oltre 5,7 chilometri, che comprende la camera funeraria, rivestita di piastrelle di faience blu per riprodurre i pannelli di stuoie di canna del palazzo reale.
Il muro di cinta che circonda il complesso è lungo 1.645 metri e in origine era alto 10,5, con quattordici false porte e un solo ingresso vero. All’interno, una serie di edifici fittizi — facciate di tempio senza stanze — riproduceva le forme degli edifici amministrativi reali, perché il re potesse usarle nell’aldilà. Il cortile dell’Heb-Sed, un lungo spazio rettangolare fiancheggiato da cappelle fittizie, serviva a rinnovare ritualmente il potere del re per sempre.
Imhotep fu divinizzato in età tarda e venerato come patrono degli scribi e dei medici. I coloni greci lo identificarono con il proprio dio Asclepio. Resta uno dei pochissimi uomini comuni della storia egiziana ad aver raggiunto lo statuto di dio.
Sei gradoni disuguali di calcare salgono per sessantadue metri; la superficie esterna è in parte conservata e lascia leggere la tecnica di ampliamento per mastabe sovrapposte.
Un corridoio discendente porta alla camera funeraria reale e a una rete di gallerie di deposito rivestite di piastrelle di faience blu: fra le più antiche decorazioni in pietra esistenti.
Un lungo cortile cerimoniale fiancheggiato da cappelle fittizie, pensato per il rinnovo rituale del potere regale: oggi restaurato e percorribile.
Il muro perimetrale a pannelli, lungo 1.645 metri e con quattordici false porte, è stato in parte restaurato e restituisce bene la scala originale del complesso.
Una seconda struttura funeraria dentro il complesso, di funzione discussa: forse per il ka del re, il suo doppio spirituale, o per le insegne regali.

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